Il sogno di Lello Analfino

Il sogno di Lello Analfino

Ironico, riflessivo, attivo, impegnato intellettualmente e, senza rischio d'errore, potremo dire anche adulto. Così Lello Analfino, frontman dei Tinturia e moderno "Peter Pan", almeno sul piano artistico, è apparso al termine di un intervista "lampo" conclusasi con un emblematico "adesso ti saluto, scappo, casomai...mi telefoni" ...

  • A dieci anni dall'uscita del primo disco, di strada Tinturia ne ha fatta tanta. Cosa è cambiato da allora?
  • 10 anni fà c'era la lira, internet viaggiava sulla linea telefonica normale, il mio PC aveva una memoria di 300 mega, mentre adesso è di due terabite e io nel '99 avevo 26 anni. Il mondo ha preso una velocità maggiore, l'uomo sembra avere bisogno di più spazio, e non mi riferisco solo allo spazio fisico, ma anche quello ricercato nella realtà virtuale, tutto è in continua evoluzione e io ho cambiato il mio atteggiamento nei confronti della vita. E' cambiato tutto: perfino le generazioni durano di meno, secondo me si possono contare ogni due o tre anni.
  • Come è cambiato il tuo atteggiamento nei confronti della vita?
  • Prima mio unico pensiero era salire sul palco e divertirmi: adesso voglio salire e divertirmi cercando DI far capire ai giovani che non bisogna essere schiavi di nulla, vedi sigarette e spinelli, e che non bisogna esagerare nemmeno con la cioccolata. Penso che chi riesce a divertirsi da "lucido", senza farsi alterare la percezione da nulla sia un grande, e parlo da persona che conosce gli effetti dei cannabinoidi e che per questo si sente di poter offrire consigli forte della propria esperienza. Non per niente ho partecipato anche nel Palermitano a campagne sulla sicurezza in strada e contro l'abuso di alcool e droghe
  • Parlando di internet e della diversa velocità impressa al quotidiano, secondo te quali effetti ha il web sulla musica?
  • Attraverso internet la musica è morta e poi rinata. È morto il mercato perché con il digitale e la diffusione di abitudini quali il "peer to peer" pare quantomeno azzardato mettersi a fare dei dischi. Sarebbe come decidere di aprire una fabbrica di macchine da scrivere. Certo la diffusione delle opere avviene in maniera più capillare, anche se non sempre in maniera legale. Ma i musicisti producono qualcosa che non si vende più, quantomeno non nel modo tradizionale.
  • Prendono sempre più piede i talent show e tanti ragazzi pensano di cercare in queste vetrine le proprie occasioni. Esempi pratici sono Daniele Magro, ad "X Factor" l'anno scorso, e Loredana Errore, ad "Amici" quest'anno. Tu che ne pensi?
  • Agli artisti dei talent da cosa arrivano i soldi? Dove andranno a suonare? Questi sono gli interrogativi che mi pongo quando penso a queste cose. Mi auguro che Loredana venda decine di migliaia di copie, così come lo auguro a tutti quelli che amano la musica e nella musica cercano la propria strada. Ma bisogna ricordare che sono le case discografiche ad avere le chiavi di tutto: sono ormai 4 morti che camminano e non sapendo da dove prende¬re i soldi prendono le percentuali dai concerti degli artisti visto che non riescono a farlo da quanto musicalmente prodotto".
  • Siete amati in tutta Italia. Qual è il segreto di questo successo?
  • Ritengo sia per la semplicità: siamo quello che diamo. Quando salgo sul palco cerco di creare un contatto col pubblico immediatamente. I testi sono freschi e attuali, piacciamo tanto ai ragazzini quanto agli 80enni.
  • Il dialetto è un elemento distintivo dei Tinturia. È un limite o un punto di forza?
  • Entrambi se vogliamo. Il dialetto non ci permette di essere veramente distribuiti in tutta la nazione e di avere la ribalta nazionale. Però mi diverte, io penso in siciliano. Col passare del tempo ho scritto anche in italiano e poi mischiando in parti uguali. Ma in definitiva non credo che l'abbandonerò mai.
  • Quando è arrivata la svolta?
  • Quale svolta? (scherza) in realtà per me è sempre una sorpresa piacevole e coinvolgente quando sento che la gente per cui canto canta con me. E per me fin da subito, quando abbiamo cominciato diversi anni fa a esibirci in pubblico, è stato bello vedere che il pubblico recepiva il mio modo di esprimermi sul palco e che questo funzionava. Vincere i festival fuori mi dava la consapevolezza che c'eravamo quando ancora non ci cercava nessuno, che il gruppo funzionava e che io aiutavo a farlo funzionare. Mi dava grandi emozioni così anche quando a Bolzano cantano le tue canzoni, specie quelle in dialetto come "Occhi a pampina", ti accorgi che ogni momento è bello per se stesso: ogni volta in cui hai un'emozione è una svolta.
  • Non siete mai veramente andati via dalla Sicilia: è una scelta o una condizione imposta?
  • Io e gli altri Tinturia amiamo questa terra e quindi posso dire che è per scelta che siamo rimasti qua piuttosto che cercare platee più vaste. Poi ci sono anche dei fattori contingenti che, adesso, ci rendono difficile trovare delle date oltre lo Stretto, la nostra agenzia arranca fuori dalla Sicilia e quindi penso che suoneremo fuori solo trovando delle buone date
  • Ti senti "profeta in patria"? E hai pensato di esportare all'estero la tua musica?
  • Mi sento certamente profeta in patria perchè la Sicilia mi ha dato grandi soddisfazioni, così come i luoghi del resto d'Italia che abbiamo visitato in tournèe. In quanto all'estero sarebbe un sogno quello di potere fungere da collegamento per chi è andato via con la propria terra natìa
  • Qualli progetti, quindi, per il 2010?"
  • Ci fermiamo. Non suoneremo in Sicilia. Stiamo lavorando in studio, ho delle idee che voglio sviluppare. E poi, per usare una metafora sportiva, non è che a pocker giochi tutte le mani, qualche volta passi
  • Sono tanti gli agrigentini che sognano un futuro nel panorama musicale italiano, ti senti di dar loro un consiglio?
  • Si, andatevene da Agrigento perché se sperate che qualcuno venga qui per voi siete pazzi, se sperate che la burocrazia vi dia mano d'aiuto siete pazzi scatenati: i politici ti fanno fare un concerto e basta.
  • Se ti proponessero di partecipare ad un reality show che risponderesti?
  • E cosa potrei rappresentare in un reality? Quale categoria della società? Poi in fatto di reality posso ammettere il Grande fratello, ma l'Isola dei famosi a che serve? A far vedere che sono umani? Serve a chi non ha notorietà, perché quando ci vanno persone che godono della ribalta cadono dei miti.
  • Abbiamo più volte visto Lello Analfino in prima linea quando si è trattato di difendere la dignità degli agrigentini, vedi vicenda San Giovanni di Dio. Qual è la tua speranza?
  • Che i politici si occupino della città e non dei loro parenti.
  • L'amore per questa terra è alla base della vostra attività. Come hanno detto Ficarra e Picone "basta ascoltare le vostre canzoni per mangiare siciliano". Che mi dici a riguardo?
  • Il 70 per cento della popolarità lo dobbiamo alle avventure con loro, dalla colonna sonora all'house band nello spettacolo di Canale5. E tra non molto uscirà il singolo 'Così speciale' e un video per la regia di Ficarra e Picone.
  • Ti senti imprigionato nel personaggio di Lello di 'Abusivi'?
  • No, perché ero quello che fumava su ogni palco, ho sempre detto che mi sballo etc., ma crescendo ho capito che sbagliavo a lanciare quei messaggi. Adesso spiego che è meglio lasciar perdere e i ragazzi reagiscono bene all'appello perché sanno che so cosa significa drogarsi.
  • Qual è il sogno di Lello Analfìno?
  • Quello di fare musica senza andarmene da Agrigento: di produrre canzoni e spostare l'epicentro da Roma, Napoli e Milano alla Sicilia. Un po' com'era una volta quando c'era la 'Ciclopes records', la prima casa discografica di Carmen Consoli che assieme ai Denovo aveva contribuito a creare nel Catanese un polo d'attrazione. Vorrei ritornassero quei tempi e che magari anche Agrigento potesse diventare la Seattle della musica italiana.
  • Cosa manca ad Agrigento perché si realizzi quanto sogni? Ci sono strutture che alimentano il vivaio dei musicisti agrigentini?
  • Una città che funziona bene non dovrebbe avere problemi, mentre la nostra ha prima di tutto problemi di collegamento. Poi ci vorrebbero strutture per ospitare momenti di musica, concerti. Ad Agrigento o li fai all'aperto i concerti o niente, perché di certo il Palacongressi non è indicato. In quanto al vivaio dei musicisti agrigentini un'opera meritoria la svolge i "Monostudios.it' gestito dall'associazione Akrag'Art'. E' un posto, in atto in una struttura sulla statale '189', dove da un decennio la musica può crescere, le band formarsi e continuare a vivere all'interno delle sale prova che spesso ospitano pure noi, e i musicisti possono realizzare i primi prodotti discografici. Tra non molto ospiterà anche una scuola per l'apprendimento e il perfezionamento dell'uso di uno strumento. Sono buone pratiche di vita che certo distolgono i ragazzi da altre attività: ciò che manca sono appunto gli enti e le organizzazioni che poi la musica la veicolano in giro promuovendola. Adesso ti saluto, scappo, casomai ...mi telefoni!.
  • (Testo: Loredana Guida per "NOT Magazine" aprile/maggio 2010
    Foto: Francesco Baiamonte)

    Nessun commento ancora

    Lascia un commento