Faccio musica in Sicilia anche se non sarò mai a Sanremo

Faccio musica in Sicilia anche se non sarò mai a Sanremo

"Amo la mia Sicilia e faccio musica qui anche se non sarò mai a Sanremo”

Lello Analfino è il frontman dei Tinturia uno dei gruppi musicali più conosciuti e apprezzati in Sicilia. Una band che ad ogni concerto riempie le piazze e i locali dell’isola, ma anche in Italia e all’estero. Testimonial di un fermento musicale che a Sanremo ha visto i cantanti siciliani protagonisti. «Il successo della Sicilia al Festival non mi sorprende – spiega Analfino – Ormai da un po’ di anni i siciliani fanno bene a Sanremo e non solo. Gente come Caccamo, Mario Biondi, Roy Paci e Diodato non li scopriamo quest’anno. Con loro c’è un underground siciliano fa parlare molto anche nella musica internazionale. Anche tra i più giovani ci sono talenti interessanti. A Palermo, ad esempio, c’è Di Martino che è molto bravo. Da un pezzo la musica siciliana è alla stregua di quella napoletana e quella pugliese.»

“Amo la mia Sicilia e faccio musica qui anche se non sarò mai a Sanremo”

Come spiega questo grande fermento?

Il sud dell’Italia produce quella musica che una volta era in mano solo ai genovesi o agli emiliani e ha le attenzioni che merita. È musica
valida, fatta bene».

Sembrerebbero tutte rose e fiori. Esiste ancora qualche zavorra per la musica dell’Isola?

ll problema è che la Sicilia rimane una regione ancora molto distante dai centri di potere dove si fanno i giochi. È vero che a Sanremo ci sono
stati siciliani protagonisti, ma la gran parte di loro, come Biondi, Roy o Caccamo, non vivono più in Sicilia. Per farsi notare devono per forza andarsene.

Lei però ha deciso di restare...

Infatti io a Sanremo non ci sono andato e non credo di andrò. Le case discografiche scelgono chi mandare. Per gli indipendenti, come me, è molto difficile trovare spazio.

Non sarebbe più facile anche per lei andare via?

E invece no. Io ho deciso di restare. Fuori dalla Sicilia non riesco ad esprimere il mio lato migliore. Non riesco a vedere la mia vita e la mia musica fuori da questo triangolo galleggiante. Non ci sono riuscito quando avevo vent’anni e a maggior ragione non ci riuscirei adesso. Posso continuare a fare musica come faccio adesso anche se non farò mai Sanremo. Togliendomi le mie soddisfazioni che sono le piazze sempre piene, l’affetto della gente, il concertone del Primo maggio a Roma. Io sono un indipendente che fa musica da vent’anni senza avere un pezzo in classifica. Io vivo di musica. Io e il mio gruppo siamo un esempio per tanti artisti che hanno intenzione di fare musica e non hanno che li supporta.

Basterebbe poco per avere questo supporto?

Le faccio un esempio. In Sicilia arrivano tante produzioni cinematografiche. Ha mai visto la colonna sonora fatta da un gruppo siciliano? Le fanno sempre altri. Veda invece cosa accade a Napoli? La musica dei film la fanno i napoletani.

In questo senso Ficarra e Picone, con i quali lei ha instaurato un solido sodalizio, rappresentano un’eccezione.

Ficarra e Picone sono dei pigmalioni pazzeschi. Quando fanno un film cercano sempre attori siciliani, cast siciliano, musiche siciliane. Con loro ho fatto la colonna sonora di “Nati Stanchi”, altre collaborazioni e “Cocciu d’Amuri”, la serenata di “Andiamo a quel Paese”. Ficarra e Picone sono l’eccezione che conferma la regola».

Lei si esibisce in ogni angolo della Sicilia, ma ha suonato anche nel resto d’Italia, in Portogallo, in Slovenia, in Bulgaria, a Londra. La musica siciliana è ormai sdoganata?

Certamente. Anzi, a giugno riprenderemo un tour internazionale che toccherà Belgio, Londra, Spagna. La mia musica tira fuori il siciliano che c’è in ogni cittadino nel mondo. Io mi sento portavoce di una Sicilia e di una Italia semplice che parte dal basso. Italia degli artigiani. La nostra è una
musica artigiana. Fatta in loco ed esportata.

Nell’album “Precario” lei racconta la quotidiana difficoltà di trovare un lavoro. Si senteanche lei un precario?

Tutti i musicisti sono dei precari a meno che non ti chiami Celentano, D’Alessio, Baglioni, Ramazzotti ecc... Le faccio un esempio, il nostro
istituto previdenziale dice si ottiene un anno di pensione ogni 120 giornate lavorative. Ma chi le fa 120 date in un anno? Solo i grandi. I Tinturia sono il gruppo che fa più date in Sicilia e ne facciamo una cinquantina. Eppure viviamo di musica.

C’è una soluzione?

Quando parlo con i politici, che sono sempre bravi a chiamarci quando devono fare una chiusura di campagna elettorale o una manifestazione, gli chiedo perché non fate legge sui giovani artisti come c’è in Francia. Rispondono che è una legge complessa, che bisogna studiarla bene, che devono capire, vedere.

Ma in Sicilia si riesce a vivere di musica?

Vedo ragazzi talentuosi che per coltivare la passione per la musica devono fare i lavori più disparati. Io sono stato fortunato. La mia famiglia mi ha sempre supportato e la mia band va benissimo e richiama tanta gente. Forse perché non facciamo solo musica, ma raccontiamo anche storie. Noi rappresentiamo l’animo del siciliano che sogna vacanze alle Bahamas ma si diverte anche a San Vito.

Proprio in un concerto a San Vito lei ha avuto parole durissime contro la mafia e Matteo Messina Denaro.

Chi ha il microfono in mano deve spendere parole per chi non ha questa opportunità. Ti devi schierare. Non si tratta di politica, di destra o di sinistra. Il male è male. La mafia è il male, il razzismo è il male, il femminicidio è il male. E contro questo male ti devi schierare. A fare solo canzoni è molto facile. La gente ha bisogno anche di qualcuno che deve dimostrare che esiste una società civile e si deve schierare.

Lei di recente ha inaugurato uno studio di registrazione. Vuole fare l’imprenditore?

Per un musicista avere uno studio di un certo livello a casa propria è realizzare un sogno. Io questo sogno l’ho realizzato anche grazie a mia moglie Azzurra che mi ha dato maturità e organizzazione mentale. Produco qualche giovane artista e nel mio studio è stato realizzato l’ultimo album dei Tre Terzi. Per me è motivo di grande orgoglio poter dire che questo prodotto è nato a casa mia.

Intervista: MASSIMO NORRITO #Repubblica | Sicilia

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